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#LIBERARSIDALLEPAURE

 

A Pescara il XII Congresso nazionale Arci



di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

 

Ci siamo, ormai. Dal 7 al 10 giugno ci riuniremo per il nostro Congresso nazionale a Pescara.

Consapevoli di quanto il contesto politico, culturale e sociale del mondo, dell’Europa e del nostro Paese vada in direzione opposta a quella che noi vorremmo.


Per questo abbiamo bisogno di discutere, di costruire e rilanciare un nostro progetto politico e culturale, di dare più forza, riconoscibilità ed efficacia alle pratiche e alle azioni che i nostri circoli, la nostra associazione, svolgono ogni giorno.

Sono tante e importanti le ragioni per cui è importante che l’Arci si rafforzi.

Proprio in questi ultimi giorni abbiamo assistito a un’escalation dell’avvelenamento del clima politico-istituzionale. Una spirale dannosa per la nostra  democrazia. Le parole, i toni, le minacce che abbiamo sentito in questi giorni da parte delle forze politiche che pretendono di governare non sono propri di una democrazia matura. Si è tentata la strada della forzatura, si è provato ad ‘alzare l’asticella’. Si è scherzato, di nuovo verrebbe da dire, col fuoco. E in queste ore pare accorgersene anche chi con i toni ha esagerato parecchio. Per questo abbiamo espresso la nostra solidarietà al Presidente Mattarella, per questo il 2 giugno, a Bologna, insieme ad ANPI festeggeremo i 70 anni della Costituzione chiedendo a tutti di rinnovarne la condivisione sui valori dell’antifascismo e dell’antirazzismo. E per questo anche sentiamo che, in questo clima confuso e avvelenato, la difesa della Costituzione può non essere sufficiente. Noi ci sentiamo di dire che le cose vanno cambiate. Che a noi non piace questa Europa, che la vorremmo più democratica e più solidale. E che ci batteremo per non lasciare che il campo sia occupato da un europeismo meramente liberista e da un becero nazionalismo.


Liberarsi dalle paure è il titolo che abbiamo dato al nostro XVII Congresso.

Il sentimento diffuso su cui soffiano le destre e i razzisti è proprio quello della paura che trova fondamento nella crisi materiale e culturale che attraversa la società, che ha reso i poveri sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi, nel depauperamento e arretramento culturale, nel racconto deformato e falso della realtà. E però in questi mesi  abbiamo percepito, a sinistra, forte e chiara anche un’altra paura: quella di voler capire perché si sia potuti arrivare a questa disfatta culturale e politica. Troppo poco ( è un eufemismo) abbiamo sentito analisi serie sul perché la maggioranza dei cittadini abbia scelto un’opzione non solidale; e sul perché tanta parte abbia immaginato che fosse possibile il cambiamento  attraverso il consenso al populismo. 

 

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Noi non abbiamo quella paura: abbiamo affrontato questa discussione in sale piene di dirigenti Arci, in tutta Italia, ascoltandoci, discutendo, provando a capire anche i nostri errori e le nostre criticità. Ci confrontiamo quotidianamente con i conflitti che attraversano la società italiana, dal Nord al Sud, dalle periferie delle grandi città ai piccoli centri delle aree interne, costruendo  ricreazione che combatte la solitudine di tante e tanti, accogliendo quei migranti che secondo chi ci governerà vengono «dopo gli italiani», affrontando la povertà educativa e le fragilità sociali.

Sappiamo che oggi più che mai la sfida vera è, prima di ogni altra,  quella di ascoltare, di riuscire a farsi ascoltare e farsi capire.


Durante i tre giorni di Pescara saranno presenti su tanti temi (la cultura, lotta alle diseguaglianze, la memoria, l’antirazzismo, la violenza di genere) contributi esterni qualificati, perché non dobbiamo mai smettere di imparare.

Ospiteremo testimonianze di chi , singolarmente o in maniera collettiva, non si è arreso all’ingiustizia, prima di tutto quella verso interi popoli (quello palestinese, quello curdo, quello saharawi) e a cui noi siamo stati sempre vicini. E anche le parole di chi non si è arreso e non intende farlo: i genitori di Giulio Regeni, Rudri Bianzino, Italianisenzacittadinanza, Openarms, e tanti altri. Chiederemo alla politica della sinistra, che verrà a portarci il proprio saluto, di reagire, di ripensare la propria agenda e le proprie priorità. Ragioneremo della Riforma del Terzo Settore, con i nostri compagni della Federazione Arci e con la Portavoce nazionale del Forum.


Ma soprattutto dovremo riuscire a discutere di noi, di quale associazione è necessaria per i prossimi anni. Anche a partire da cosa ci verrà richiesto dall’attuazione della Riforma del Terzo Settore.

Siamo consapevoli che occorre cambiare passo,  ritrovare una visione condivisa, unitaria, decisa e definita.


Rafforzare il nostro essere ‘punto di riferimento’ a livello nazionale e nei territori ma al tempo stesso dare più visibilità all’identità ‘Arci’.

Fare delle scelte, anche organizzative, che riescano a dare protagonismo e visibilità alle attività dei nostri circoli nelle diversità dei territori.

Consapevoli che, come diceva Nelson Mandela, «Il compito più difficile nella vita è quello di cambiare se stessi».


ArciReport numero 19, 31 maggio 2018

Arcireport numero 19_2018

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