Comitato Arci del Trentino: intervista al presidente Andrea La Malfa

31/05/2018

 

 

trentino.jpgCosa ti porti dal mandato appena concluso e cosa invece lasci indietro?

Del mandato appena concluso ci portiamo dietro il nostro lavoro e i risultati ottenuti, che sono la base per il futuro: ma soprattutto portiamo  i rapporti umani che abbiamo sviluppato tra di noi. Le associazioni si sviluppano con le relazioni, che si sedimentano nel tempo. Ogni tanto tendiamo a rimuovere questo fatto. È evidente che serve parlare della linea politica, delle attività da proporre, dell’idea di società che vogliamo promuovere: per farlo però è necessario creare un contesto di comprensione e fiducia. È una precondizione. Averla creata nel tempo ed essere riusciti a mantenerla è il miglior viatico.

 

Quali esigenze sono emerse dai soci durante il congresso?

Le esigenze sono molto diversificate. Le nostre basi sociali sono differenti, la società dove operano hanno grandi distanze, oltre ad essere attraversate da profondi cambiamenti. Fare associazionismo in città o in uno dei tanti piccoli e piccolissimi paesi montani della nostra Provincia, cambia tutto. E poi c’è il tema generazionale. Le prospettive e i problemi dei giovani sono diversissimi da quelli dei propri genitori o nonni. Per noi il tema è la costruzione del quadro valoriale e del modo per noi caratterizzante di fare associazionismo. La monade si è rotta per tutti da tanto tempo, non si tratta di riergerla ma di fare rete, agevolarla, capire i meccanismi di autogoverno e di relazione.

 

Quali sono gli obiettivi prioritari di cui si occuperà il comitato?

Allo scorso congresso avevamo individuato nelle politiche giovanili, in particolar modo in progettualità volte alla costruzione della cittadinanza attiva tra i giovani, uno dei campi prioritari per l’associazione. Negli ultimi quattro anni questa linea di impegno ci ha dato importanti soddisfazioni e questo lo vedo anche nell’associazione, nella capacità di rigenerarsi. Per questo motivo abbiamo deciso di continuare con determinazione il nostro impegno in questo campo. C’è poi la riforma del terzo settore e la costruzione dei servizi di autocontrollo, che le federazioni di associazioni come la nostra saranno chiamate a garantire. Anche i circoli e le associazioni affiliate saranno chiamati a crescere in capacità organizzative e di rendicontazione all’esterno della propria attività. Noi stiamo battendo molto su questo tasto; è vero che il punto di caduta della riforma è oggi difficilmente prevedibile, ma crediamo anche  che ancora per molti non sia  chiara la portata pratica e l’impatto di tutto ciò. Un passaggio sfidante, per cui è necessario iniziare subito.

 

ArciReport, 31 maggio 2018



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