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Cinema2day, perseverare è diabolico

15/03/2017

 

 

di Roberto Roversi, presidente nazionale Ucca

 

tweet_franceschini_cinema2day-2.jpgC’è evidentemente qualcosa che mi sfugge. E non solo a me. O forse è tutto fin troppo chiaro. Perché davvero non c’è alcuna ragione che giustifichi la prosecuzione di un’esperienza infelice e per certi versi fallimentare come Cinema2day.

Ma facciamo un passo indietro, ripercorriamo la genesi di un provvedimento tanto populista quanto ingeneroso proprio verso quel cinema che si propone di difendere (e diffondere).

A partire da settembre 2016, in tutti i cinema aderenti, il costo del biglietto offerto al pubblico è di 2 euro ogni secondo mercoledì del mese; l’iniziativa è promossa dal MiBACT in collaborazione con ANEM, ANEC e ANICA. «Cinema2day è un’iniziativa per riavvicinare le persone alla magia della sala» - chiosa il Ministro sul sito ufficiale. «Vasto programma» avrebbe commentato Charles De Gaulle. E infatti. Le monosale d’essai si dissociano in blocco e continuano imperterrite a proporre le proprie rassegne di qualità proprio al mercoledì, a prezzo pieno.

Nella mia città, la sala gestita da Ucca è l’unica a non aderire: il 14 settembre la Nuova Ferrara titola«Oggi al cinema con 2 euro, ma il Boldini non ci sta». Nell’intervista chiarisco la decisione con argomenti destinati a diventare molto familiari: «Trovo che sia un’iniziativa sbagliata e fondamentalmente diseducativa. Produrre film costa tanto, l’esercizio è oneroso: perché ‘regalare’ contenuti che hanno valore, sia culturale che economico? Senza considerare che l’iniziativa si chiama Cinema2Day, ma tolta la percentuale spettante a distribuzione e noleggio, nonché Iva e Siae, sui 2 euro lordi del biglietto d’ingresso all’esercizio rimangono circa 80 centesimi. Così non si crea nuovo pubblico, si dirotta semplicemente al mercoledì quello che sarebbe andato fisiologicamente in sala un altro giorno della settimana».

Niente di profetico, semplicemente un’analisi oggettiva che viene presto condivisa da personaggi di ben altro spessore. Così, mentre il MiBACT inonda le redazioni di comunicati stampa trionfalistici (“Oltre un milione di spettatori”, “File ai botteghini”, “Sembrava Natale”), si avvertono i primi sinistri scricchiolii di un provvedimento profondamente sbagliato.

paolo-protti3.jpgIl 28 novembre apre le danze un peso massimo come Paolo Protti, esercente mantovano, già Presidente AGIS e ANEC, attuale Presidente di MediaSalles: «Mercoledì a 2 euro? Settembre bene, ottobre molto bene, novembre benissimo… Allora si prosegue? Così non è possibile. Come non vedere che siamo penalizzati già dal weekend precedente? Come non vedere che i giorni feriali precedenti sono massacrati? E come non vedere che i giorni seguenti sono deboli?  Nonostante i numeri fortissimi di Cinema2day, in questi mesi stiamo calando e dilapidando il grande inizio del 2016. Abbiamo preso certamente pubblico nuovo, e questo è bello: ma esso ritorna solo con i 2 euro e quindi non lo recuperiamo veramente, mentre il nostro cliente abituale approfitta di queste giornate e quindi complessivamente a noi esercenti i numeri non tornano. Anche perché in queste giornate ‘speciali’ abbiamo incrementato orari, spettacoli, personale e quindi aumentato anche i costi. Si paventa di andare oltre i sei mercoledì previsti. No, dobbiamo pensare a qualcosa di diverso. Valorizziamo il cinema e i film, senza svilire il mercato e il suo valore».

 

gianantonio_furlan.jpgIl 1° dicembre rincara la dose Gianantonio Furlan, vicepresidente ANEC: «Cinema2day: il cinema va in liquidazione. Principi generali del commercio definiscono, anche secondo precise modalità stabilite dalla legge, quando il valore economico della merce si può abbassare pur di non rimanere in magazzino: si chiamano appunto ‘saldi di fine stagione’. Quando viceversa un’attività in stato pre-fallimentare cerca di salvare le briciole va in modalità ‘Svuotiamo tutto’. Ecco, Cinema2day, con il suo 80% di abbattimento del prezzo medio, ha messo il cinema in modalità ‘liquidiamo tutto’.

L’altra faccia delle folle che riempiono le sale nelle giornate a due euro è aver avvilito la dignità economica del cinema: non si va per vedere un film ma per ‘il piacere parossistico della gratuità’. Nessuna fidelizzazione in più rispetto a quella che faticosamente ogni esercente costruisce verso il proprio pubblico, solo il sapore di una beffa che mensilmente mettiamo in scena a danno di quei milioni di poveretti cui diamo sempre più l’impressione che pagare otto euro per vedere un film al cinema sia un furto».

Quindi già a dicembre anche l’Associazione Nazionale Esercenti Cinema effettua una poderosa retromarcia. A questo punto è legittimo chiedersi: quindi, a chi giova questa promozione? Ai multiplex, cioè al grande esercizio? Macchè.

 

Sentiamo l’opinione di Andrea Stratta, amministratore delegato di UCI Cinemas Italia, il principale circuito nazionale, che attualmente controlla 48 multiplex per 481 schermi: «La difficoltà nell’analisi dell’iniziativa consiste nel cercare di capire quanto l’enorme affluenza di spettatori durante i mercoledì a 2 euro abbia inciso pesantemente sulle presenze nei giorni prima e immediatamente successivi alla promozione (…) Si deve ripensare questa iniziativa promozionale, bisogna evitare danni di immagine e ripercussioni delle presenze in altri giorni (…) Abbiamo avuto anche nuovo pubblico che però ha fatto abbastanza fatica a tornare poi al cinema. Ad oggi non sembra pubblico guadagnato. L’offerta dei 2 euro è stata troppo vantaggiosa rispetto al prezzo pieno di 9 euro per far sì che questo pubblico sia stato disposto a tornare in un secondo momento.» (Fonte: Box Office, 15 febbraio 2017).

Per tirare le somme, Cinema2day ha ricevuto un secco rifiuto preventivo dalle monosale d’essai e una bocciatura a fine ciclo anche dal medio e grande esercizio. Per non parlare della contrarietà dei distributori.

 

vieri_razzini.jpgEcco Vieri Razzini, giornalista, critico e fondatore di Teodora Film in un comunicato rilasciato dal sito ufficiale della distribuzione il 7 marzo: «Sollecitati più volte dagli amici di twitter e facebook a spiegare la nostra posizione sulla vicenda dei mercoledì al cinema a 2 euro, posizione fortemente anti ministeriale e in totale controtendenza rispetto al ‘sentimento comune’, diciamo che ci sembra solo uno strumento del ministro Franceschini per una personale campagna elettorale, assecondata dalle associazioni di produttori che  non aspettano altro che una nuova legge cinema per accedere ai fondi pubblici (…) Il messaggio che arriva è che il cinema per essere rilanciato debba essere accessibile a tutti, ma il cinema, come i libri, il teatro, la musica, e poi la benzina, il computer, l’I-phone, la moda fa parte dei beni secondari. Proprio perché tali, è giusto che vengano pagati. Ci pare ovvio che il ministro della Cultura usi questo mezzo come forma di propaganda personale, di populismo. E il populismo è tautologico, serve ai politici per rendersi popolari. E non ci si venga a parlare di ‘educazione’ e promozione ‘culturale’ del cinema: di quella ci sarebbe veramente bisogno, strutturata e solidamente lungimirante, che partisse dalle scuole per arrivare fino alle televisioni. A spese dello Stato, in vera collaborazione coi professionisti del settore (…) Il cinema è un valore e ha un valore, che il ministro Franceschini sta svendendo, unicamente a spese di tutti i professionisti di un settore già in profonda crisi».

 

Ci sarebbero tutte le condizioni per archiviare la promozione, ripensandola secondo modelli già ampiamente sperimentati all’estero, tanto più che il mercato domestico fa segnare una decisa flessione: l’ultimo dato disponibile, che rapporta il periodo 1 gennaio - 12 marzo 2017 a quello 2016 indica un inquietante - 25,33% di incassi (fonte: ANEC, CineNotes del 13 marzo 2017).

E invece. Il Ministro insiste per prolungare l’esperienza, del resto è l’unico ad averne tratto un evidente beneficio d’immagine, per quanto a scapito delle categorie coinvolte.

Dario Franceschini rivolge un appello accorato a proseguire l’iniziativa fino a maggio, ricordando «la grande mobilitazione, le petizioni online e le migliaia di email» che dimostrano di essere «sulla strada giusta verso l’obiettivo ambizioso di riportare il Cinema tra le buone abitudini del cittadini» e, dopo qualche esitazione, le associazioni di categoria ci ricascano.

Sulla richiesta del rinnovo si è interrogata l’ANEC nel Consiglio generale dell’8 febbraio, traendone le seguenti conclusioni: «Al centro del dibattito, le criticità di un evento che, sebbene apprezzabile per impatto e risonanza, determina il vuoto nei giorni precedenti e successivi, con disagi in particolare per i gestori di sale medio-piccole. (…) Diversi associati hanno sottolineato la necessità di una strategia promozionale a lungo termine, che includa una stagione estiva allineata ai principali mercati esteri e il ritorno a modalità già sperimentate e meno impattanti, come i CinemaDays: il timore è che il pubblico possa considerare ‘normale’ un prezzo da supersconto che abbatte i già limitati margini di guadagno delle sale cinematografiche, tra costi elevati di gestione e tassazione sugli immobili».

Viste queste premesse, e tornando alla domanda iniziale: per quale stravagante motivo l’associazione che rappresenta l’esercizio smentisce se stessa e si pone in contrasto con la volontà degli associati, accettando di continuare un’esperienza giudicata (anche economicamente) negativa se non fallimentare?

Purtroppo la risposta inconfessabile la conosciamo tutti e l’intera industria cinematografica italiana (tranne le resistenti sale d’essai) ne porta interamente la responsabilità. In attesa che si compia la beata speranza dell’emanazione dei Decreti Attuativi della Legge 220/16 (G.U. 26 novembre 2016, n° 277), recante la Disciplina del Cinema e dell’Audiovisivo, guarda caso previsti per la tarda primavera…

 

ArciReport, 16 marzo 2017



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