Voci dall'Egitto n. 1 - aprile 2016

11/04/2016

testata_voci_dallegitto.jpg

Notizie sulla violazione dei diritti umani

e delle libertà fondamentali

 

numero 1/ aprile 2016

 

 

16 marzo

Il ministro del patrimonio religioso fa pressioni contro i lavoratori in sciopero

 

Aegyptus.jpgDopo la recente ondata di proteste dei lavoratori del settore pubblico che ha attraversato l'Egitto da Alessandria a Aswan, il Ministero del Patrimonio Religioso ha denunciato dodici lavoratori all'autorità penale e il Ministro del Patrimonio Religioso ha minacciato migliaia di altri impiegati di licenziamento se ci saranno altre contestazioni della sua politica.

 

È la risposta alla protesta di centinaia di impiegati in sciopero che si sono riuniti fuori dalla sede del ministero a Dokki lunedì scorso, chiedendo aumenti salariali e migliori condizioni di lavoro.

 

Molti dei lavoratori, che hanno cominciato a scioperare domenica, non godono delle condizioni necessarie per vedere adeguato il loro stipendio  al nuovo salario minimo mensile di 1200 lire egiziane. Il nuovo salario minimo è stato istituito dal governo egiziano alla fine di gennaio, ma solo il 18 per cento della forza lavoro egiziana è legalmente titolato a riceverlo, e anche questa piccola minoranza ancora non ha ricevuto l'adeguamento. Molti lavoratori del Ministero del Patrimonio Religioso denunciano di ricevere salari che arrivano a malapena alla metà del nuovo salario minimo.

 

I lavoratori hanno presentato al ministro, nel corso di un incontro, le loro richieste senza ottenere risposte specifiche. Il ministro ha invece condannato i Fratelli Musulmani che a suo dire tenterebbero di infiltrare il ministero e fomentare le proteste.

 

22 marzo

Giovane di diciassette anni incarcerato per critiche al governo su Facebook

 

Il diciassettenne Raaga Imara era stato arrestato a gennaio per "diffusione di odio per il regime su Facebook" e questa settimana è stato condannato a otto anni di prigione, di cui cinque per incitazione all'odio e tre per sospetta appartenenza ai Fratelli Musulmani, organizzazione fuorilegge in Egitto dal 2013.

 

Un amico di Imara ha dichiarato che il suo gruppo Facebook, Studenti contro il Colpo di Stato, non "uccide, nè incendia e non incita al vandalismo, e non dà al Presidente Al Sisi il diritto di distruggere il nostro futuro".

 

La pagina ha più di 200.000 link e "contiene post e immagini contro il governo". In solidarietà con Imara, i suoi amici e sostenitori hanno creato un hashtag #Raaga_Omara, attraverso il quale cercano di far crescere l'attenzione sul suo caso.

 

 

23 marzo

L’Alto Commissario ONU dei Diritti Umani chiede all’Egitto di fermare la repressione

 

egitto.jpgAlla vigilia della 31° sessione del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, l’Alto Commissario ONU dei diritti umani Zeid Ra’ad al-Hussein ha espresso “le due gravi preoccupazioni sulla chiusura di organizzazioni di società civile egiziane e la persecuzione di difensori dei diritti umani, e ha chiesto con forza al governo egiziano di fermare la repressione. L’Alto Commissario ha dichiarato “Tutti hanno il diritto di ricevere fondi per promuovere i diritti umani attraverso mezzi pacifici. Le autorità egiziane devono fermare tutte le persecuzioni contro attivisti per i diritti umani e in particolare devono chiudere i procedimenti contro Hossan Bhagat e Gamal Eid, che secondo gli standard internazionali  non hanno commesso nessun crimine”.  

 

 

24 marzo

Il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite approva una risoluzione che afferma il ruolo dei difensori dei diritti umani

 

Il Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU ha approvato con 28 voti a favore, 14 contro e cinque astensioni una risoluzione per riaffermare che gli stati hanno una responsabilità primaria e l’obbligo a proteggere tutti i diritti umani e le libertà fondamentali di tutte le persone.

 

La risoluzione riafferma anche che “ le leggi nazionali e le procedure amministrative, nonchè la loro applicazione non devono impedire ma al contrario favorire il lavoro dei difensori dei diritti umani,  evitando anche ogni forma di criminalizzazione o stigmatizzazione del loro legittimo ruolo e delle loro importanti attività”.

 

In occasione del Consiglio, il Direttore del Cairo Institute for Human Rights Studies Bailey al-Din Hassan ha incontrato il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon per discutere il clima difficile nel quale sono costrette ad operare in Egitto le organizzazioni di società civile, i difensori dei diritti umani e i giornalisti.

 

Nell’incontro, il Segretario Generale Onu ha riconfermato il suo sostegno all’importante lavoro delle organizzazioni per i diritti umani nel promuovere e concretizzare i principi e gli standard universali dei diritti umani.

 

 

24 marzo

Dichiarazione ufficiale della Unione Europea sui diritti umani in Egitto

 

1455368259-protesta-egitto.jpg“Stiamo assistendo a una pressione crescente contro le  organizzazioni indipendenti di società civile egiziane, in particolare le organizzazioni dei diritti umani e i difensori dei diritti umani. La recente imposizione di divieti a viaggiare all’estero, congelamento di beni e citazioni in giudizio di difensori dei diritti umani non sono il linea con l’impegno dell’Egitto a promuovere e rispettare i diritti umani e le libertà fondamentali come garantito dalla sua Costituzione e iscritto nell’Accordo di Associazione fra UE ed Egitto, che è alla base della nostra partnership.

 

La decisione di riaprire la cosiddetta “inchiesta del 2011 sui fondi stranieri”, che colpisce partner della Unione Europea che sono cruciali per lo sviluppo democratico dell’Egitto, è particolarmente preoccupante. La società civile gioca un ruolo chiave per società aperte e democratiche. Nel momento in cui l’Egitto, l’Unione Europea e i loro vicini sono chiamati a confrontarsi con la sfida del terrorismo, le società aperte sono il miglior antidoto all’estremismo, al terrorismo e alla instabilità. La UE quindi si aspetta che il governo egiziano permetta il lavoro indipendente delle organizzazioni di società civile e dei difensori dei diritti umani, liberi dalla paura e dalle intimidazioni”

 

 

28 marzo

L’Egitto si difende dalle critiche internazionali per i processi contro le organizzazioni di società civile

 

Il ministro degli Esteri egiziano ha risposto seccamente alle critiche per la riapertura del processo contro le ONG che sono arrivate dai governi inglese, statunitense e tedesco, così come dalle Nazioni Unite, da Human Rights Watch e da Amnesty International. “Sono state usate vergognose generalizzazioni, e non ci sono prove concrete dietro le accuse di un giro di vite contro la libertà della società civile. La dichiarazione sottolinea che ci sono 47.000 organizzazioni di società civile operanti in Egitto e circa 100 ONG stranieri, e questo dimostrerebbe che non c’è un clima ostile alla società civile. Il processo contro le ONG, secondo la dichiarazione, si concentra sulle organizzazioni che hanno violato la legge egiziana. E si chiede se il vero obiettivo delle recenti critiche per il processo contro le ONG sia proteggere i diritti di cittadini e gruppi o invece destabilizzare il paese.

 

 

29 marzo

Autorevoli personalità egiziane chiedono ad Al Sisi la fine del giro di vite contro le ONG

 

Cinquantadue importanti personalità egiziane hanno inviato una lettera al presidente Al Sisi per chiedere di chiudere il processo contro le organizzazioni di società civile accusate di ricevere fondi stranieri. I firmatari chiedono ad Al Sisi di riaprire lo spazio politico e di rispettare il lavoro delle organizzazioni per i diritti umani, che “dovrebbero esser considerate partner nel buon governo”. La lettera è firmata fra gli altri dall’ex Ministro dell’Ambiente Layla Iskandae, dal deputato Haitiam al_Hariri e da numerosi professori.

 

 

30 marzo

Durissime condanne comminate al Cairo per scontri di piazza

 

Il Tribunale Criminale del Cairo ha emesso un duro verdetto per 23 imputati nel secondo “processo Maespero”, concernente scontri fra protestanti pro-Morsi e personale di sicurezza avvenuti di fronte all’edificio della televisione di stato. Quindici degli imputati sono stati condannati a 25 anni di prigione e a una multa di 20.000 lire egiziane, mentre altri tre sono stati condannati a 15 anni. Altri cinque imputati sono stati condannati a 10 anni. Gli imputati, che chiedevano il ritorno di Morsi, erano accusati di assemblea illegale, tentato omicidio, e attacco contro edifici pubblici e privati.

 

 

31 marzo

Confermata la sentenza di blasfemia alla poetessa Fatima Naoot

 

qb1s9wbaecdfh.jpgLa richiesta di appello della poetessa Fatima Naoot contro la sua condanna a tre anni di prigione è stato fatta cadere giovedì, e un nuovo appello verrà depositato nei prossimi giorni.

 

Mahmoud Othman, un legale della Associazione per la Libertà di Pensiero e di Espressione, ha spiegato che “qualunque cosa succeda con il nuovo appello, oggi la sentenza contro Fatima è stata confermata, e questo comporta la sua detenzione fino a che il nuovo appello non verrà discusso”.

 

La poetessa ha informato di aver lasciato il paese ore prima che l’udienza avesse luogo  e di essere arrivata in Canada per partecipare a una conferenza.

 

Fatima Naoot è stata condannata a tre anni di prigione e a una multa di 20.000 lire egiziane per disprezzo della religione e per aver insultato l’Islam a fine gennaio per dei commenti fatti sulla sua pagina Facebook sullo sgozzamento di animali in occasione della festa musulmana di Eid al-Adha. Le accuse di blasfemia sono aumentate in Egitto negli ultimi mesi, come dimostrato dalle sentenze contro Ahmed Naji, Islam al-Beheiry, e tre minori copti.

 

 

Voci dall'Egitto, numero 1

 





Tags :

Lascia un Commento



(Il tuo indirizzo email non sarà visualizzato pubblicamente.)



image image image image image image image image image image image
rss
rss
rss
rss
rss
rss